Branding · Lug 2026 · 7 min

Anatomia di un logo: come ho ridisegnato Aurora

Un logo non è un disegno: è una decisione. Ecco il percorso, dalla prima idea alla griglia finale, dietro il rebrand di Aurora Cosmetics.

Quando un cliente mi chiede «un logo nuovo», la prima cosa che faccio è smettere di pensare al logo. Un marchio efficace non nasce dallo stile, ma dal significato: cosa deve ricordare la gente quando lo vede, e cosa deve provare. Con Aurora Cosmetics il punto di partenza è stato proprio questo — capire perché le persone amavano il brand, prima di cambiarne l'aspetto.

Partire dal significato, non dalla forma

Il nome stesso conteneva già l'idea: aurora, la luce che nasce. Un'immagine di calore, rinascita, delicatezza — esattamente i valori che il brand voleva comunicare. Ho deciso che il simbolo avrebbe raccontato un'alba: un sole che sorge sopra una linea d'orizzonte. Da qui in poi ogni scelta è stata al servizio di quella metafora.

Un buon logo non si nota. Si riconosce. La differenza sta tutta nel significato che porta con sé.

La griglia e le proporzioni

Una volta trovata l'idea, la forma va costruita — non disegnata a mano libera. Ho impostato il marchio su una griglia modulare e su due cerchi guida: il disco solare e il cerchio esterno che ne definisce lo spazio. La A del nome nasce come un raggio che sale dall'orizzonte, con un angolo calcolato perché resti stabile a ogni dimensione, dal favicon all'insegna.

Questo lavoro invisibile è ciò che distingue un logo professionale da uno «fatto al volo»: la coerenza geometrica si sente, anche quando non si vede.

Il marchio finale — sole, orizzonte e la A che sorge.

Colore e calore

La palette doveva trasmettere calore senza risultare stucchevole. Ho scelto un oro caldo come accento, un crema morbido per i fondi chiari e un nero profondo per dare contrasto e modernità. Tre colori, un'infinità di applicazioni: packaging, social, sito, materiali di lancio.

Oro
Crema
Terra
Notte

Un marchio, molte voci

Un logo vive in contesti diversi, quindi non basta una versione sola. Ho consegnato un sistema completo: versione principale a colori, monocromatica per le stampe a un colore, e negativa per i fondi scuri. Regole chiare su spazi di rispetto e dimensioni minime completano il pacchetto, così il brand resta coerente ovunque venga usato.

Cosa mi porto a casa

Il redesign di Aurora mi ha ricordato una cosa semplice: rinnovare non significa cancellare. La sfida più grande non è inventare qualcosa di nuovo, ma evolvere ciò che le persone già amano senza tradirlo. Quando il cliente ha visto il marchio finale, la reazione è stata: «È nuovo, ma siamo noi». Per me, è la definizione di un rebrand riuscito.

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